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Santa Maria del Giogo

Malgrado lo spostamento della giornata abituale per maltempo, durante la strada per il programmato Pizzo Arera, , nuvolone minacciose ci hanno consigliato un ripensamento, ma anche la seconda scelta sulla Corna Trentapassi è “naufragata” in un bell’acquazzone.

A questo punto il gruppo si è diviso, due optano per una gita ciclistica e quattro temerari partiti da Provaglio, passando per Madonnina, Fedrighì, Punta dell’orto e Cappuccio raggiungono con una lunga camminata Santa Maria del Giogo sopra Sulzano, dove l’accogliente trattoria serve birra e un magnifico piatto di tagliatelle al salmì di selvaggina .

Il percorso è stata anche l’occasione per ammirare dall’alto The Floating Piers di Christò, grande evento sul lago d’Iseo, di risonanza mondiale.

Ritorno a Provaglio, per Nistisino, Portole, Pollai, Balota del Coren e Madonnina.

Percorsi 27 km con 1200 m di dislivello, in 9 ore e 30′.

(Testo di Aldo)

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Eremo di San Glisente da Montecampione

Robusta camminata sulle belle prealpi camune, iniziata sotto un variopinto e movimentato cielo, con sole e nubi che cambiavano alternativamente lo scenario della natura come in un teatro, ma terminata sotto una discreta pioggia, che comunque nulla ha tolto al piacere della gita e della compagnia.

Raggiunto l’insediamento di Montecampione 2 e lasciate le vetture, siamo risaliti lungo la pista alla Stanga di Bassinale (1897 m), seguendo il 3V via bassa, siamo passati da malga Rossello di sopra, malga di Rossellino e in prossimità del bivacco Bassi, abbiamo seguito a sinistra la traccia 80, che passando sotto il monte Fra, raggiunge la colma di San Glisente (2151 m) e il bellissimo Eremo di San Glisente (1956 m). L’eremo è appoggiato su una verde collina con una bellissima vista ed è interessantissima e commovente l’antica cripta del Santo, con le sue quattro esili colonne sormontate da rozzi capitelli, prfettamente proporzionati, luogo perfetto all’idea di serenità.

Lasciato l’eremo siamo scesi alla sottostante ca del Pastore, ma compreso che non era il percorso giusto siamo risaliti dai prati riguadagnando il sentiero 80 e ripassando dal Bassi siamo ritornati a Montecampione per la stessa via.

Percorsi 25 km in 7 ore e 45′ con dislivello totale in salita di 1235 m.

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Intorno all’Alpo senza raggiungere la “Sella di Caplone”

Abbiamo scelto le alture vicine al Lago d’Idro perchè meno interessate dalla persistente pioggia di questi giorni.

Da Bondone di Trento (ore 8.25), percorrendo il “Sentiero Antonioli, abbiamo raggiunto la località Alpo (ore 9,50) avendo come destinazione  la “Sella di Caplone”, per poi valutare il da farsi. Tuttavia, sbagliando strada, ci siamo lungamente inoltrati nella direzione opposta per la “Strada Spessa”, deviante verso Storo. Scoperto l’errore e ritornati all’Alpo (ore 11.20), dopo lo spuntino e la foto ricordo abbiamo preso la carrozzabile per ritornare a Bondone, essendo le creste del Caplone già interessate da piovaschi. Cosicchè poco oltre abbiamo trovato i cartelli giusti, indicanti… la nostra meta.

Dislivello positivo: m 800 circa. Distanza percorsa: km 15 circa. Durata escursione: ore 5.

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Ferrata Rino Pisetta (Dain Picol 970 m)

Per questa impegnativa, ma spettacolare ferrata, che regala viste stupende sulla valle del Sarche e sul lago di Toblino, non potevamo trovare giornata più luminosa e stagione migliore.

Parcheggiato davanti la bocciofila di Sarche, c’e subito l’indicazione per la ferrata e dopo circa 45 min di sentiero, ripido e ben segnalato, ci si trova alla targa di dedica a Rino Pisetta.

L’attacco è tosto, quanto promette osservandolo, poi nel percorso si alternano tratti semplici e tratti impegnativi, ma la fatica è sicuramente compensata dal paesaggio e dalla bellezza di queste pareti.

Al termine, ci si riposa su un balcone che domina tutta la valle con vista su vicine cime verdissime e innevate in lontananza, c’è pure una romantica panchina.

Anche il sentiero di discesa è stato una bella sorpresa, inizialmente in bosco ombreggiato, sbocca in una piana verde davanti al graziosissimo paese di Ranzo, proseguendo la discesa per la carreggiabile, si incontrano indicazioni per un sentiero ciclabile immerso nel verde e di nuovo la strada. Seguendo le indicazioni Sarche, ci si trova a percorrere un buon tratto di sentiero a mezza costa, con continui stupendi scorci sul lago di Toblino, che si ricongiunge al sentiero della ferrata.

Percorsi 8 km con 850 m di dislivello totale i 6 ore.

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Monte Pizzocolo 1581 m, Cresta Est

Sempreverdi e Lega Montagna Uisp. Dopo una settimana siamo ritornati (in 15) nuovamente sul Pozzocolo; percorrendo la cresta Sud-Est: bella, panoramica e fatta di vivida roccia calcarea. A Toscolano del Garda abbiamo preso per Sanico, continuando a salire (in auto, direzione Sant’Urbano) la ripida mulattiera, fino al cartello Cai indicante le creste Sud ed Est (sentiero 27). Raggiunte le prime roccette (indossato, per precauzione casco e imbragatura), ci siamo affidati ai numerosi appigli di queste per progredire in sicurezza verso il Pizzocolo, superando agevolmente anche i tratti più esposti.
Per il ritorno abbiamo proseguito verso ovest fino ad incontrare il sentiero 11. Passando dalla Malga Valle, siamo cosi arrivati a riprendere la mulattiera di Sant’Urbano, che ci ha riportato all’auto.

Percorsi 8.6 km in 5 ore e 20 min con dislivello di 920 m.

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Monte Pizzocolo 1581 m & compleanno di Gianni

Anche quest’anno abbiamo festeggiato gli splendidi 77 anni di Gianni, vera forza della natura in montagna, nella bella baita dell’amico Osvaldo sul monte Pizzocolo, ospite generosissimo, che ringraziamo con tutto il cuore, per la bellissima giornata, assieme a tutti gli amici che si sono prodigati.

Partiti alle otto dalla loc. Colomber all’inizio della val di Sur (380 m), abbiamo risalito il torrente Barbarano, lungo la strada per un lungo tratto quasi pianeggiante (sent. 1), che poi con ripida salita raggiunge il passo Spino a quota 1160 m, da qui percorrendo la strada a destra (sent. 5), si arriva al Dosso delle Prade a 1517 m, dal quale in mezz’ora si raggiunge la panoramica cima del Pizzocolo a 1582 m.
Scendendo, al Dosso delle Prade, girando a sinistra lungo il sent. 6, raggiunta la baita di Osvaldo, abbiamo dato inizio ai festeggiamenti, con un memorabile pranzo, che nella miglior tradizione bresciana, ha visto in tavola scardole con polenta arrostita, torte salate, pappardelle al salmì di folaga, costine e salamine ai ferri, polenta taragna, concludendo con le buonissime torte delle nostre donne, vino e grappa ad maiora.
Sosta extra a parte, percorsi 18.9 km con dislivello di 1200 m, impiegando 3 ore per la salita e un tempo totale di ore 6:30.

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Piz Tri 2308 m

“Sempreverdi – dopo due anni torniamo sul Piz Tri da Loritto, frazione alta di Malonno (Bs). Ci è così familiare questa meta che, ormai, conosciamo ogni particolare: dallo slargo per poche auto oltre le case di Calzaferro fino alla ventosa vetta. Essendo pure una meta ambita e relativamente sicura, nel periodo invernale l’itinerario è sempre ben “marchiato” dagli scialpinisti & ciaspolatori.

Oggi però, vogliamo ricordare il caro amico Gianni che si aggiunse alla compagnia dei Sempreverdi proprio su questa montagna. Era gennaio 2005… ed eravamo in tre. Se dall’alto ora ci vede così numerosi e in amicizia, sicuramente sarà parecchio contento.”

Dislivello positivo: m 1210. Distanza percorsa: km 12,8. Durata escursione: ore 6.15

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Monte Ario m 1755

Sempreverdi: numerosi, dopo qualche anno, torniamo sul monte Ario da Ludizzo (m 779). Ed è proprio la scarsità di parcheggi (lungo la strada da Bovegno) che ci fa partire da questa frazione, avendo trovato lo slargo adatto fra le belle case. Percorriamo il sentiero 346 accompagnati da primaverili fioriture fino a quando, dopo oltre un’ora di salita, incontriamo la neve. Calzate le ciaspole superiamo Passo Croce. Ma per l’alto innevamento e per la mancanza di tracce prendiamo un sentiero che – con un lungo giro – ci “deposita” quasi ai piedi del Monte Pezzeda. Qualche discussione… tuttavia, il paesaggio è magnifico, come il pendio da risalire e come la discesa verso il Goletto Campo di Nasso (m 1630). Da lì, in meno di trenta minuti, raggiungiamo la croce del monte Ario (m 1755 – ore 3,40). Congratulazioni reciproche per la bella impresa, in particolar modo verso Gianni (il decano del gruppo), ritornato con noi dopo alcuni mesi. Dislivello positivo: m 1270. Distanza percorsa: km 14.4 circa.

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MONTE GUGLIELMO M 1948

Le previsioni meteo della settimana annunciavano una finestra di bel tempo per stamattina. Alle 8,40 fatichiamo a trovare un posto dove parcheggiare a Pezzoro. Le recenti nevicate , il rischio marcato di slavine sulle Alpi hanno sospinto gli scialpinisti bresciani sul “Discesù”. Siamo partiti tardi; dalla malga Pontogna incontriamo sciatori in discesa, più in alto i pendii sono già decorati da numerose serpentine di discesa, la neve è splendida. Giungiamo in vetta alle 11,20, intorno al “Redentore” pare in corso un vero e proprio affollato raduno. Riconosciamo alcuni nomi illustri dell’alpinismo e di altri sport montani, ma soprattutto incontriamo con piacere molti compagni di passate avventure con cui scambiare programmi e fissare nuovi appuntamenti. Il cielo è di un blù intenso, il notissimo panorama gli Appennini, la corona di cime delle Alpi, i tre laghi è nitidissimo e ci appare vicinissimo, solo la pianura Padana è un poco ovattata. Una novità: qui sotto, la superficie plumbea del Sebino è macchiata da un grande quadrato bianco, le piattaforme in preparazione per il ponte di Christo.

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Il monte Stivo m 2054 (non raggiunto)

Lo Stivo (visto poi a distanza e dal monte Creino), ci confortò il cuore, avendo noi rinunciato a salirlo. Magnificamente illuminato dal sole di mezzogiorno, era come se anche lui dicesse: “Sono troppo carico di neve instabile, oggi no! domani o un’altra volta percorrerete il pendio che avete lasciato a metà”. Così è stato. Giunti a Santa Barbara nel comune di Ronzo Chienis (Trento), gia’ parcheggiammo con difficoltà. La notte aveva depositato un alto strato di neve, tanto che il maltempo ancora indugiava sulle cime delle montagne. Tuttavia, il paesaggio era bellissimo, e le ciaspole al passo “cantavano”, e l’intatto biancore gravava pure sui noccioleti del sentiero, curvandoli. Così, dopo oltre un’ora, prendemmo per il ripido pendio dello Stivo. La traccia era un solco profondo e, passo dopo passo, la neve… un suono preoccupante. Che per i più esperti di noi garantiva… instabilità. Così decidemmo di desistere, volgendo lo sguardo verso i monti Creino e Brugnolo. Messi a poca distanza da Santa Barbara, divennero il nostro tranquillo belvedere sul Lago di Garda e verso lo Stivo, illuminato (come noi) da una precoce primavera.

Dislivello positivo: m 550. Distanza percorsa: 10 km circa

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