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Altopiano di Cariadeghe, Corna di Caì 1158m e Monte Ucia 1168m

Sull’Altopiano di Cariadeghe la nostra allegria, ma pure mestizia per quella ragazza scomparsa misteriosamente un anno fa. E proprio per caso ci siamo imbattuti nella piccola targa posta dal Comune di Serle a ricordo di Iushra, dove (probabilmente) fu vista per l’ultima volta. E lì ci siamo fermati in raccoglimento.

Dal parcheggio del “Rifugio Alpini” di Serle, con un cammino circolare, abbiamo raggiunto la cima “Ucia”, la “Corna di Caì”, e il “Monastero di S. Bartolomeo”: l’antico “San Pietro in Monte” edificato nel 1039.

Dislivello positivo di circa 500 metri per una distanza di 9 km.

(articolo di Eligio)

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FERRATA OTTORINO MARANGONI DI MONTE ALBANO

FERRATA OTTORINO MARANGONI MONTE ALBANO MORI

Giunti a Mori (TN) parcheggiamo le auto nelle immediate vicinanze di piazza Cesare Battisti, dove in corrispondenza di un involto ha inizio la stradina che porta al Santuario di Monte Albano e da li ha poco il sentiero che conduce alla via ferrata Ottorino Marangoni. Affrontiamo il primo salto roccioso appositamente privo di attrezzature, l’attacco della via è posto qualche metro più in alto,  e risaliamo la prima sezione, attraverso una serie di camini e brevi traversi attrezzati con numerose staffe. Traversiamo a sinistra per la grande cengia di metà parete. Saliamo un nuovo camino, poi una traversata  a sinistra che percorre buona parte della parete e infine una sequenza di placche e diedri verticali, a volte strapiombanti, ci portano fuori dalla ferrata. Discendiamo seguendo il comodo sentiero, segnalato, di rientro.  La via è ben attrezzata, richiede comunque una buona preparazione atletica, mentre la roccia è spesso lucida.

Durata escursione h. 3,30

Ascesa dislivello + m. 411

Distanza percorsa Km. 4,500

 

Monte Cas m 779 da Campione

Gita superpanoramica sui sentieri di Zanzanù, famoso fuorilegge bresciano, che trovò la morte a Tgnale il 17 agosto 1617.

Si parte a riva di lago, dal bellissimo borgo di Campione del Garda, imboccando dietro i ruderi della vecchia cartiera il sntiero n° 110, corrispondente al percorso quotidiano degli operai di Tremosine che vi lavoravano, che risale la stretta gola fra le maestose e incombenti pareti rocciose.

Dopo il primo tratto di scalini si arriva alla canalizzazione d’acqua e si percorre la bassa galleria debolmente illuminata, fino alla segnaletica Cai voltando a dx in direzione Pregasio (Tremosine).

Poco dopo una invitante deviazione a sx scende in una bellissima forra visibile dal greto del torrente che sgorga dalla diga.

Riguadaggnato il sentiero 110, si sale alla frazione Pregasio, fra splendidi antichi uliveti poi a sx si scende alla piccola frazione Cadignano e da qui, il sentiero 204 ci conduce a fondovalle sul Pontesel, antico ponte in pietra su un’altra impressionante forra, da dove si risale a frazione Prabione del comune di Tignale.

Uscendo dall’abitato, a sx c’è il boschivo versante ovest del monte Cas, ma siamo proseguiti per visitare la frazione Gardola, e, dopo esserci riforniti di pane, mortadella e robusto vino rosso, siamo saliti al santuario di Monte Castello e da qui in vetta al monte Cas.

Nell’interessante chiesa del santuario è conservato un grande ex voto, dipinto da Giovanni Andrea Bertanza, che narra la storia dell’inseguimento e dell’uccisione del bandito da parte dei tignalesi.

Altro motivo di grande interesse storico, le postazioni militari della grande guerra sul monte Cas, dove vennero piazzati cannoni a picco sul Garda.

Siamo scesi a nord per la traccia 266 seguendo le indicazioni Campione, fino al ricongiungimento con l’iniziale scalinata.

Percorsi 20 km in 8 ore e 30 min con dislivello di 800 m

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MONTE COLEAZZO M. 3061

MONTE COLEAZZO M.3061

Giunti a Canè, alta Valle Camonica, proseguiamo sulla carrareccia che conduce alla località Cortebona, a m. 1766, dove parcheggiamo le auto e dopo aver aggirato, a destra, il pozzo di una vecchia calchera, saliamo per il marcato sentiero che attraverso un bosco di Larici conduce all’inizio della Valle di Stol, dove un grosso masso riporta l’indicazione Monte Coleazzo. Proseguiamo, su tracce erbose, al centro del vallone e raggiungiamo un pianoro con un secondo grosso masso Erratico che lasciamo alla nostra sinistra. Continuiamo a salire tra sfasciumi e rari tratti erbosi e raggiungiamo l’impervia conca dalla quale puntiamo dritti alla base del Coleazzo. Un paletto metallico, poco visibile in quanto semi divelto, posto alla base del canale di destra indica la via, una salita sempre più ripida e molto sdrucciolevole, che porta alla bocchetta a m. 3000. Raggiunta voltiamo a sinistra, ora il terreno presenta piccole cenge e placche rocciose che risaliamo fino alla cima, delimitata da una croce metallica, del Monte Coleazzo a m.3061. Ritorniamo, accompagnati da una modesta pioggerellina, per lo stesso itinerario ripercorso a ritroso.

Distanza percorsa Km 9,200   Ascesa D+ m.1230

Durata escursione h.5,15

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Stesso giorno Gruppo B effettua escursione al

PASSO DI VAL CANE’

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Passo di val Cané m 2674

Partenza da “Cortebona” in “Val di Canè” (1766 m – ore 8:00) e, mentre il “Gruppo A” dei Sempreverdi si avvia per la più impegnativa ascesa al “Monte Coleazzo” (3006 m), noi prendiamo il facile sentiero 165 che, fiancheggiando il “Torrente Fiumeclo”, sale verso il “Bivacco Valzaroten (2214 m – ore 9:00). Il tempo non è clemente, è prevista una leggera pioggia ancor prima di arrivare alla meta: il “Passo Val di Canè” (2674 m). Infatti, raggiunta la conca contenente i “Laghetti di Pietra Rossa” (2585 m), indossiamo gli indumenti protettivi, senza perdere l’allegria che (dalla partenza) pervade la nostra piccola brigata. Così alle ore 10:25 siamo al valico, e dopo le rituali foto ritorniamo a valle, fermandoci presso il “Bivacco Valzaroten” per un breve ristoro.
Dislivello positivo: 1000 metri circa
Distanza percorsa: 10.7 km
Durata escursione: 4:53 ore

 

Cima Varadega m 2635

Questa poco frequentata cima, si erge a capo di una valle bellissima, completamente selvaggia, con esclusione della strada e delle opere militari risalenti alla grande guerra, che testimoniano, un po’ sinistramente, il passaggio dell’uomo.

Nella nostra giornata, il paesaggio ulteriormente abbellito da esuberante fioritura di molte varietà selvatiche, un quadro di intensi e diversi colori.

Arrivati al piccolo spiazzo in prossimità delle Casere del comune, in auto, sulla stradina che prende a dx della provinciale 81, dietro l’albergo passo Mortirolo, abbiamo imboccato la stradaina 452 seguendo le indicazioni rifugio Cròs de l’alp e passo Varadega, che ci ha portato fino alla vetta, o meglio alle vette, in quanto, alla fine del sentiero, si presenta a dx una scala perfettamente conservata, che porta all’imbocco di una galleria militare, nella quale sembra fosse stato sistemato un cannone e a sx una debole traccia fra i massi che conduce in vetta. Al termine della galleria, di una quindicina di m, c’è un’apertura, dalla quale si può salire sull’anticima.

Scendendo per lo stesso percorso, poco prima del passo Varadega, abbiamo fatto una deviazione a dx per il bivacco Baracon, degli alpini di Grosotto, molto ben tenuto e fornito di tutto quanto serve per una piacevole giornata montana.

Da qui siamo ritornati alle vetture, concludendo la tranquilla, poco impegnativa e piacevolissima camminata.

Percorsi circa 14 km con 800 m di dislivello in 5h e 15′.

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Passo di Gallinera e bivacco Festa – 2330 m

Passo di Gallinera -bivacco Festa

La prima gita del gruppo B dei Sempreverdi (la classe dei ripetenti), non poteva andare meglio, compagnia decisamente euforica.

Partiti dal rifugio alla cascata di Vezza d’Oglio, trovando sempre tempo ideale, siamo saliti abbastanza velocemente al rifugio Occhi all’Aviolo (50′) e al passo di Gallinera (2h e 50’tot) seguendo il tratto finale del sentiero n° 1, che proseguendo dopo il passo, termina alla centrale idroelettrica di Edolo.

Lunga sosta nello splendido paesaggio attorno al bivacco Festa, in una fioritura di Nontiscordardimè, Vaniglioni, magnifiche Stelle alpine e ranuncoli.

Tornando per la stessa via, piccola deviazione verso l’osservatorio faunistico, che ci riserva la sorpresa di un piccolo mistero, il fontanile de “l’aivå che boi”. Una piccola sorgente di acqua limpidissima, sul fondo della quale si vede la sabbia che ribolle in piccoli crateri, mossa dall’acqua che sale dal terreno.

Giunti al lago Aviolo, la temperatura abbastanza alta, ha ispirato i temerari Fausto e Antonietta a un tuffo nelle gelide acque, la nuotata in verità è durata poco, ma la loro felicità all’uscita palpabile.

Ulteriore sosta al rifugio Occhi e rientro alle vetture.

Percorso 10 km in 6h e 30′ dislivello 950 m

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MONTE VIOZ M.3645 E CIMA LINKE M.3631

MONTE VIOZ E CIMA LINKE

Lasciamo le auto nel parcheggio sito poco prima degli impianti “funivie di Pejo” e raggiungiamo il Doss dei Cembri a quota 2315 metri, località di partenza dell’escursione odierna, con l’ausilio della telecabina e di una seggiovia. Da qui risaliamo brevemente un tratto di strada sterrata per poi deviare a destra su sentiero CAI n°139. Lo percorriamo fino al bivio con indicazione sentiero dei Tedeschi, che noi ignoriamo, e ci innestiamo a destra sul CAI n°105. Arriviamo sul crinale a m. 2504, alla nostra destra poco sopra di noi la piccola cima del Vioz, proseguiamo, aggiriamo il Dente del Vioz a quota m. 2905 e giungiamo al risalto roccioso del Brich a m.3200. Il sentiero sale zigzagante a ridosso della dorsale che scende dalla sommità del monte Vioz e La traccia è ben visibile in quanto la neve è sostanzialmente ridotta a brevi e rare coperture. Aggiriamo il rifugio Città di Mantova a m. 3535, risaliamo la dorsale, parzialmente innevata, per la traccia che punta diritta alla grande croce di legno e raggiungiamo la cima del Monte Vioz a m. 3645. Discendiamo per la Vedretta di Vioz e ci portiamo sulla Cima Linke a m. 3631 dove commemoriamo, con la lettura e la posa di una poesia, la prematura scomparsa di un caro amico del gruppo Sempreverdi. Facciamo ritorno ripercorrendo lo stesso itinerario a ritroso con un’unica variante, una fitta e sottile grandinata che ci accompagna per buona parte del percorso.

Distanza percorsa Km 14,500  Ascesa Totale m. 1450 (D+)

Durata escursione h. 07,37

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MONTE CEVEDALE M.3769 – CIMA CEVEDALE M.3757

DA RIFUGIO GHIACCIAIO DEI FORNI M. 2178 A MONTE CEVEDALE M.3769

Da Santa Caterina Valfurva percorriamo la via dei Forni fino all’ampio parcheggio sottostante il Rifugio Ghiacciaio dei Forni dove lasciamo le auto e ci incamminiamo lungo la strada sterrata che porta al Rifugio Pizzini Frattola a m. 2707.  Breve sosta e si prosegue, sempre su sentiero 28B, ora parzialmente innevato, in direzione Rifugio Casati. Giunti nei pressi della teleferica, la coltre nevosa ricopre ormai per intero tutto lo spazio circostante, proseguiamo pertanto seguendo la traccia esistente, più o meno marcata, fino al Rifugio Casati Guasti a m.3269. Dopo una più che ragionevole sosta dedicata in parte all’informativa inerente ai nuovi dettami in materia di sicurezza in alta montagna, decidiamo di testare le condizioni del ghiacciaio formando quattro cordate composte da tre componenti ciascuna e raggiungiamo la piccola cima ai Tre Cannoni. Pernottiamo al Casati e all’alba del mattino seguente, alle ore 05,25, ci apprestiamo a risalire la Vedretta del Cevedale per poi raggiungere la vetta del Monte Cevedale a m. 3769. Dalla sommità discendiamo la cresta e saliamo alla Cima Cevedale a m. 3757. Facciamo ritorno al Rifugio Casati ridiscendendo la Vedretta, da lì al Pizzini e al parcheggio auto per lo stesso itinerario dell’andata.

Da Rifugio Forni a Rif. Casati

Distanza Percorsa Km. 11,500

Ascesa Totale m. 1090  Tempo di Percorrenza h. 03,20

Da Rif. Casati a Tre Cannoni

Distanza Percorsa Km.1,00

Ascesa Totale m.65  Tempo di Percorrenza h. 01,00

Da Rif. Casati a Monte Cevedale,Cima Cevedale e ritorno Rif. Forni

Durata escursione h. 07,20  Ascesa Totale m. 647

Distanza Percorsa Km 17,500

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MONTE BREDA M.1504-FORTE DI CIMA ORA M.1539-RIFUGIO BAREMONE M.1450

MONTE BREDA FORTE DI CIMA ORA RIFUGIO BAREMONE

Giro ad anello da Bagolino. Presso località Rive m. 778, svoltiamo a sinistra subito dopo Carè Case e parcheggiamo a bordo strada nelle immediate vicinanze della piccola centrale elettrica. Seguiamo la stradina, per un breve tratto ancora asfaltata, per poi continuare su forestale che abbandoniamo più avanti per sentiero n°405 fino a Dosso Tondo a m. 1182. Voltiamo a destra, in direzione Monte Breda, sul meglio conosciuto Sentiero Baremone che si sviluppa lungo la cresta est della Piana dei Brandi, offrendo ampie vedute del sottostante Lago d’Idro. Raggiunta la sommità del M. Breda, a m.1504, discendiamo la dorsale sud-ovest e attraverso modesti saliscendi, nonché una scala metallica posta a superare un balzo roccioso, raggiungiamo il Forte di Cima Ora a m.1535. Continuiamo su CAI 432 fino a raggiungere il Rifugio Rosa di Baremone a m.1450, dove seguiamo per un breve tratto ii segnavia n° 404 che scende lungo la Valle Lunga per poi voltare a sinistra, su CAI 427 e salire al Passo della Berga a m.1522. Facciamo ritorno a Bagolino passando per la Corna della Berga, m.1359, ora sentiero n°402, una lunga discesa che si snoda lungo la Valle della Berga.

Durata Escursione h.07,20  Ascesa totale m.1350

Distanza Percorsa Km.23,800

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CIMA CAPI M.907 VIA FERRATA F. SUSATTI DA BIACESA (TN)