Monte Visolo m 2369

Sempreverdi gruppo B

Parcheggiato all’albergo Neve presso il passo Presolana, abbiamo dovuto attendere che spiovesse prima di avviarci e prendere subito a sx il sentiero 315 del pizzo Presolana, molto scivoloso per fango e radici bagnate. Nei pressi di baita Cassinelli, deviando a dx abbiamo seguito il 316, risalendo il ripido prato, che più in alto, con ampie curve e un panoramico traversone, porta all’ultimo tratto per la vetta.

Fortunatamente il tempo si è aperto e ci ha regalato spettacolare vista della Presolana e dintorni.

In questa memorabile gita abbiamo avuto un ospite senza dubbio eccezionale, Enrico, un coraggioso ragazzo cieco, che ama moltissimo la montagna, e che guidato dal nostro Giordano, che, con tutta la nostra ammirazione, lo accompagna da molti anni, ha dimostrato una sorprendente capacita di muoversi su un sentiero impegnativo per tutti, roccioso e scivoloso.

Siamo tornati per la stessa via, seguiti poco dopo dal gruppo A, salito al Visolo dalla ferrata del Passo della Porta.

Percorsi 9,5 km con 1238 m di dislivello, in 6 ore e 30 minuti.

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Passo Belviso m 2518 monte Gleno m 2882

Sempreverdi gruppo B

Oggi la nostra camminata ha percorso per tutta la sua lunghezza l’idilliaca valle del Gleno, pendii erbosi solcati da ruscelli che sgorgano dalle pareti rocciose, l’ambiente intimo e selvaggio delle Orobie.

Lasciate le vetture a Vilminore di Scalve, si prende obbligatoriamente in questa stagione, la navetta per la frazione di Pianezza a 1260 m, che con i suoi 35 abitanti non può ospitare tutte le automobili dei turisti.

Da qui si seguono le indicazioni per i ruderi della diga del Gleno (sentiero 411), testimonianza della tragedia del 1923, che si raggiungono in meno di un’ora. Attraversato il ponticello, si costeggia il lago e si percorre tutto il ben segnato e visibile sentiero, che risale la valle, fino a incontrare un grosso omino di pietre con cartelli e indicazione 50′ per il passo Belviso. Qui la deviazione verso sx (lato dx orografico) porta al passo del Bondione e al pizzo Tre confini, noi proseguiamo verso il fondovalle e dopo poco, a un secondo bivio, si stacca il sentiero per il monte Gleno, preso poco prima dagli amici del gruppo A, mentre noi proseguiamo dritti e raggiungiamo la nostra meta in poco più di 3 ore e mezzo da Pianezza.

Qui ci attendeva una famiglia di stambecchi dalle lunghissime corna e la bella vista del lago di Belviso e la valle del Vò.

Dopo il picnic, abbiamo percorso un breve tratto del sentiero per il Rif Tagliaferri, fino a una gola che apre il panorama sulla valle, senza riuscire a vedere il rifugio e abbiamo iniziato la lunga discesa del ritorno per lo stesso cammino.

Alla diga ci siamo ricongiunti con il gruppo A, di ritorno dalla cima del Gleno e assieme siamo ridiscesi a Pianezza.

Percorsi circa 19 km con 1350 m di dislivello in 7 ore e mezzo.

Gruppo A

Il gruppo A ha seguito lo stesso percorso fino al bivio per il monte Gleno, che si incontra poco dopo il bivio per il passo del Bondione, seguendo poi il ripido sentiero a sx, che contrassegnato da bolli rossi e alcuni ometti, porta al goletto di Gleno e da qui ancora a sx per la cima, risalendo una traccia sul ripido pendio di detriti e roccette friabili.

Discesa per lo stesso itinerario.

Percorso circa 19 km con 1632 m di dislivello in 7 ore e mezzo

Foto passo Belviso

Foto monte Gleno

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GPS monte Gleno

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MONTE COLEAZZO M. 3061

MONTE COLEAZZO M.3061

Giunti a Canè, alta Valle Camonica, proseguiamo sulla carrareccia che conduce alla località Cortebona, a m. 1766, dove parcheggiamo le auto e dopo aver aggirato, a destra, il pozzo di una vecchia calchera, saliamo per il marcato sentiero che attraverso un bosco di Larici conduce all’inizio della Valle di Stol, dove un grosso masso riporta l’indicazione Monte Coleazzo. Proseguiamo, su tracce erbose, al centro del vallone e raggiungiamo un pianoro con un secondo grosso masso Erratico che lasciamo alla nostra sinistra. Continuiamo a salire tra sfasciumi e rari tratti erbosi e raggiungiamo l’impervia conca dalla quale puntiamo dritti alla base del Coleazzo. Un paletto metallico, poco visibile in quanto semi divelto, posto alla base del canale di destra indica la via, una salita sempre più ripida e molto sdrucciolevole, che porta alla bocchetta a m. 3000. Raggiunta voltiamo a sinistra, ora il terreno presenta piccole cenge e placche rocciose che risaliamo fino alla cima, delimitata da una croce metallica, del Monte Coleazzo a m.3061. Ritorniamo, accompagnati da una modesta pioggerellina, per lo stesso itinerario ripercorso a ritroso.

Distanza percorsa Km 9,200   Ascesa D+ m.1230

Durata escursione h.5,15

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Stesso giorno Gruppo B effettua escursione al

PASSO DI VAL CANE’

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Passo di val Cané m 2674

Partenza da “Cortebona” in “Val di Canè” (1766 m – ore 8:00) e, mentre il “Gruppo A” dei Sempreverdi si avvia per la più impegnativa ascesa al “Monte Coleazzo” (3006 m), noi prendiamo il facile sentiero 165 che, fiancheggiando il “Torrente Fiumeclo”, sale verso il “Bivacco Valzaroten (2214 m – ore 9:00). Il tempo non è clemente, è prevista una leggera pioggia ancor prima di arrivare alla meta: il “Passo Val di Canè” (2674 m). Infatti, raggiunta la conca contenente i “Laghetti di Pietra Rossa” (2585 m), indossiamo gli indumenti protettivi, senza perdere l’allegria che (dalla partenza) pervade la nostra piccola brigata. Così alle ore 10:25 siamo al valico, e dopo le rituali foto ritorniamo a valle, fermandoci presso il “Bivacco Valzaroten” per un breve ristoro.
Dislivello positivo: 1000 metri circa
Distanza percorsa: 10.7 km
Durata escursione: 4:53 ore

 

Marmolada m 3343 e Ferrata delle trincee

Parcheggiamo al rifugio Castiglioni. Attraversiamo la strada e imbocchiamo il sentiero nr. 698 che porta con una ripida salita alla Porta del Vescovo mt. 2.565.
Dopo un breve tratto si giunge all’attacco della Ferrata delle Trincee. La ferrata inizia con un tratto molto atletico e verticale poi le difficoltà diminuiscono. Seguendo lo sviluppo della cresta si raggiunge un passaggio caratteristico rappresentato da un ponticello in legno sospeso che porta alla base della Mesola mt. 2.727. Dopo una breve discesa si risale su rocette fino ad arrivare alla cima. Discesa fino ai prati erbosi qui deviazione a dx per la salita al Torrione e successiva discesa. Continuiamo per la nuova variante per il rifugio Padon.
Superiamo i tratti attrezzati fino ad incontrare l’indicazione x le gallerie della guerra ‘15/18 e il Bivacco Bontadini. Saliamo la Cima Mesolina mt. 2.642 si ritorna al Bivacco Bontadini da qui al rifugio Padon mt. 2.510. Discesa al Passo di Fedaia mt. 2.057. Costeggiamo il lago Fedaia e raggiungiamo il rifugio Seggiovia Marmolada da dove saliamo sulla seggiovia 🚠 diretti al Rifugio Pian Dei Fiacconi mt. 2.626.

Secondo giorno:
Dal rifugio Pian dei Fiacconi mt. 2.626 scendiamo lungo il sentiero nr 606 x poi risalire verso la Forcella della Marmolada mt. 2.896 che raggiungiamo dopo un tratto attrezzato. Da qui seguiamo la ferrata della Marmolada con ripide scalinate fino alla Punta di Penia mt. 3.343 in ore 03:10. Scendiamo il nevaio fini alla quota mt. 3.203 da dove iniziamo la discesa della ferrata raggiungendo il ghiacciaio della Marmolada. Proseguiamo un tratto ghiacciato fino ad arrivare al nevaio dei Fiacconi e quindi al rifugio in ore 5.

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Lago di Boss m 2130, passo Blisie m 2365 e rif Prudenzini m 2235

Come spesso succede nei nostri programmi, una gita pensata tranquilla e contenuta, si rivela sorprendentemente memorabile, ma non ci aspettiamo mai meno dalle nostre montagne di casa.

Partiti da Fabrezza alle 8, dopo il superamento del primo tratto a tornanti, presa la deviazione a dx con indicazione sentiero 87, si risale un comodo percorso su vecchia strada militare, arrivando nella stupenda conca fiorita, con il laghetto e il confortevole bivacco.

Breve sosta e sempre proseguendo la traccia 87, siamo saliti al passo Blisie, bellissimo quanto selvaggio, una sottile cresta di rocce, verde e fiori.

Tornati al bivacco, per la discesa abbiamo seguito la traccia a dx, un affascinante sentiero fra l’erba alta e una spettacolare fioritura, che mantenendosi per un buon tratto in quota, offre spettacolari scorci sulla valle del Salarno, per confluire nella strada in prossimità della bassa diga del lago asciutto.

Considerando l’ora buona, si è deciso per un caffè al Prudenzini, prima del ritorno a Fabrezza.

22,5 km con 1300 m di dislivello in 8 ore e 15 minuti, in tutta calma e allegrissima compagnia.

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MONTE RE DI CASTELLO M. 2889

MONTE RE DI CASTELLO M. 2889

Percorsa per intero la Val Daone (TN), lasciamo le auto nell’ampio parcheggio di Malga Bissina a m. 1800 e ci incamminiamo lungo l’ampia e breve carrareccia che conduce ad uno spiazzo dove, alla sinistra dello stesso, seguiamo l’indicazione, segnavia n°242, per Passo di Campo. Il sentiero inizialmente perde quota per poi traversare e risalire in leggera ascesa fino all’ampia conca del lago di Campo a m. 1944. Superato l’ultimo rado tratto boschivo saliamo, ormai su spazi prativi con un unico breve tratto ghiaioso, e raggiungiamo Passo Campo a m. 2298. Svoltiamo a sinistra su sentiero n°1 che divalla leggermente e traversa in leggera ascesa fino al bivio, un grande masso ne riporta la direzione, per il monte Re di Castello. Lasciamo sulla destra il n°1 e percorriamo la vecchia mulattiera militare che poco dopo si perde fra grossi blocchi granitici e ampi nevai. Proseguiamo dritti seguendo gli ometti di pietra fino a raggiungere, sotto la vetta, una traccia di sentiero su piccoli detriti che ci conduce alla sommità del Monte Re di Castello a m. 2889. Ritorniamo alla Malga Bissina ripercorrendo lo stesso itinerario a ritroso.

Distanza percorsa Km 13,00    Ascesa totale m. 1200 D+

Durata escursione h. 6,40

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Cima Varadega m 2635

Questa poco frequentata cima, si erge a capo di una valle bellissima, completamente selvaggia, con esclusione della strada e delle opere militari risalenti alla grande guerra, che testimoniano, un po’ sinistramente, il passaggio dell’uomo.

Nella nostra giornata, il paesaggio ulteriormente abbellito da esuberante fioritura di molte varietà selvatiche, un quadro di intensi e diversi colori.

Arrivati al piccolo spiazzo in prossimità delle Casere del comune, in auto, sulla stradina che prende a dx della provinciale 81, dietro l’albergo passo Mortirolo, abbiamo imboccato la stradaina 452 seguendo le indicazioni rifugio Cròs de l’alp e passo Varadega, che ci ha portato fino alla vetta, o meglio alle vette, in quanto, alla fine del sentiero, si presenta a dx una scala perfettamente conservata, che porta all’imbocco di una galleria militare, nella quale sembra fosse stato sistemato un cannone e a sx una debole traccia fra i massi che conduce in vetta. Al termine della galleria, di una quindicina di m, c’è un’apertura, dalla quale si può salire sull’anticima.

Scendendo per lo stesso percorso, poco prima del passo Varadega, abbiamo fatto una deviazione a dx per il bivacco Baracon, degli alpini di Grosotto, molto ben tenuto e fornito di tutto quanto serve per una piacevole giornata montana.

Da qui siamo ritornati alle vetture, concludendo la tranquilla, poco impegnativa e piacevolissima camminata.

Percorsi circa 14 km con 800 m di dislivello in 5h e 15′.

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Passo di Gallinera e bivacco Festa – 2330 m

Passo di Gallinera -bivacco Festa

La prima gita del gruppo B dei Sempreverdi (la classe dei ripetenti), non poteva andare meglio, compagnia decisamente euforica.

Partiti dal rifugio alla cascata di Vezza d’Oglio, trovando sempre tempo ideale, siamo saliti abbastanza velocemente al rifugio Occhi all’Aviolo (50′) e al passo di Gallinera (2h e 50’tot) seguendo il tratto finale del sentiero n° 1, che proseguendo dopo il passo, termina alla centrale idroelettrica di Edolo.

Lunga sosta nello splendido paesaggio attorno al bivacco Festa, in una fioritura di Nontiscordardimè, Vaniglioni, magnifiche Stelle alpine e ranuncoli.

Tornando per la stessa via, piccola deviazione verso l’osservatorio faunistico, che ci riserva la sorpresa di un piccolo mistero, il fontanile de “l’aivå che boi”. Una piccola sorgente di acqua limpidissima, sul fondo della quale si vede la sabbia che ribolle in piccoli crateri, mossa dall’acqua che sale dal terreno.

Giunti al lago Aviolo, la temperatura abbastanza alta, ha ispirato i temerari Fausto e Antonietta a un tuffo nelle gelide acque, la nuotata in verità è durata poco, ma la loro felicità all’uscita palpabile.

Ulteriore sosta al rifugio Occhi e rientro alle vetture.

Percorso 10 km in 6h e 30′ dislivello 950 m

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MONTE VIOZ M.3645 E CIMA LINKE M.3631

MONTE VIOZ E CIMA LINKE

Lasciamo le auto nel parcheggio sito poco prima degli impianti “funivie di Pejo” e raggiungiamo il Doss dei Cembri a quota 2315 metri, località di partenza dell’escursione odierna, con l’ausilio della telecabina e di una seggiovia. Da qui risaliamo brevemente un tratto di strada sterrata per poi deviare a destra su sentiero CAI n°139. Lo percorriamo fino al bivio con indicazione sentiero dei Tedeschi, che noi ignoriamo, e ci innestiamo a destra sul CAI n°105. Arriviamo sul crinale a m. 2504, alla nostra destra poco sopra di noi la piccola cima del Vioz, proseguiamo, aggiriamo il Dente del Vioz a quota m. 2905 e giungiamo al risalto roccioso del Brich a m.3200. Il sentiero sale zigzagante a ridosso della dorsale che scende dalla sommità del monte Vioz e La traccia è ben visibile in quanto la neve è sostanzialmente ridotta a brevi e rare coperture. Aggiriamo il rifugio Città di Mantova a m. 3535, risaliamo la dorsale, parzialmente innevata, per la traccia che punta diritta alla grande croce di legno e raggiungiamo la cima del Monte Vioz a m. 3645. Discendiamo per la Vedretta di Vioz e ci portiamo sulla Cima Linke a m. 3631 dove commemoriamo, con la lettura e la posa di una poesia, la prematura scomparsa di un caro amico del gruppo Sempreverdi. Facciamo ritorno ripercorrendo lo stesso itinerario a ritroso con un’unica variante, una fitta e sottile grandinata che ci accompagna per buona parte del percorso.

Distanza percorsa Km 14,500  Ascesa Totale m. 1450 (D+)

Durata escursione h. 07,37

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