Sentiero dei Fiori, Punta Lagoscuro 3166 m, Cima Payer 3056 m.

Il Sentiero dei Fiori è di una bellezza che lo ha reso praticamente meta di pellegrinaggio più che escursione, ma consigliamo di non commettere l’errore di snobbarlo a causa della sua popolarità.

Raggiunto il Passo Paradiso (2573), con la cabinovia dal Tonale, abbiamo seguito il sentiero 44 a dx, raggiungendo il passo del Castellaccio (2963), poi risalito un breve tratto di cresta a sx, al passo di Casamadre ci siamo equipaggati per la ferrata, qui inizia il Sentiero dei Fiori.

Lungo questo meraviglioso cammino, si trovano le deviazioni per il Nido dell’Aquila, un punto di vedetta della Grande Guerra, da noi non visitato e per Punta Lagoscuro, una bella vetta di 3166 m.

Un momento particolarmente divertente è stato il passaggio sui due ponti tibetani, emozionanti per tutti.

Giunti al passo di Lagoscuro, abbiamo proseguito per la Cima Payer di 3056 m, percorrendo un altro tratto attrezzato, poi, ritornati al passo, siamo scesi per la pietraia sopra il rifugio Mandron Città di Trento, tenendoci in quota sotto le rocce, per risalire al Passo del Maroccaro e da qui ridiscendere al Passo Paradiso, con ramponi calzati.

Un simpatico evento: a questa gita, oltre ai soliti “vecchi” (alla lettera) Sempreverdi, ha partecipato un giovanissimo germoglio, l’intrepido Tommaso di 12 anni.

Percorso totale 8 km in 07 ore e 45′ con un dislivello di 1000 m.

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Pizzo Tre Confini (2824 m) e Monte Gleno (2882 m) 22/07/2015

Le Orobie non finiscono mai di stupirci, il percorso di queste due cime offre scorci impagabili.

Punto di partenza frazione Pianezza di Vilminore di Scalve, risaliti sguendo il sentiero 411 e superati i ruderi della diga del Gleno, si prosegue per la splendida valle lungo il 410 fino al bivio col 321, che si segue fino al passo Bondione (2680) e da qui la traccia per le vette Tre Confini e Gleno.

Abbiamo detto della bellezza, ma vorremmo anche segnalare una certa pericolosità dei tratti finali, rocce friabili e forte esposizione, è per escursionisti esperti.

Ci sono stati anche piacevoli incontri con gli abitanti di queste terre, marmotta, stambecchi, camosci e una elegante vipera.

Il ritorno lungo una traccia segnata nel ghiaione alla base della vetta del Gleno, fino a riprendere il 321 e ripercorrendo fino a Pianezza.

La camminata é durata 9 ore e 45′, percorrendo 20 km con 1770 m di dislivello totale.

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Presanella m 3558, 15 e 16/07/2015

Due giornate piacevolissime sulla stupenda Presanella, la nuvolosità in quota ci ha un po’ defraudato del panorama delle giornate limpide, ma il fascino di questa cima rimane intatto comunque.

Lasciate le vetture al Forte Piazzi Alti, sentiero 233 in 1 ora e 20 arriviamo al rifugio Denza, dove l’allegra cena è presto diventata un’allegrissima festa montanara, che ci ha visti coinvolti in balli e canti con un gruppo di simpaticissime signore vicentine, trascinati dalla fisarmonica di Mirko.

Ringraziamo per questi momenti felici i gestori del rifugio Mirko e Erica Dezulian, una bellissima e giovane coppia, dei veri rifugisti, con grande passione per la montagna, che ci hanno mostrato il volto migliore dell’ospitalità trentina.

Giu dalle brande alle 03 e 45′, siamo partiti per la via normale alle 04 e 15′ seguendo la traccia 206 per il passo Cercen (3022 m) aggirando Cima Vermiglio al passo Freshfield (3375 m) e raggiungendo la vetta dal versante sud in 4 ore e 45′.

La temperatura era elevata ancor prima dell’alba e la neve già cedevole al primo contatto, è stata fonte di un po’ di apprensione per il ritorno, comunque è andato tutto bene e verso le 13 eravamo nuovamente al Denza.

Complessivamente abbiamo percorso 7,5 km in 2 ore e 40 per andata e ritorno dal parcheggio al rifugio e 11,5 km in 8 ore e 45′ per la salita in vetta e ritorno al rifugio con un dislivello complessivo di 1680 m.

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La bella serata al rifugio Denza

La vetta

Monte Vioz 3645 m

Da Peio, parcheggio telecabina (biglietto andata ritorno 14 Euro inizio corse ore 8), si sale il primo tronco fino allo Scoiattolo m 2000, poi in seggiovia fino al Dosso Dei Cembri m 2380 da qui per sentiero n 105 si raggiunge il rifugio Vioz Mantova 3535 m ore 3. Seguendo la cresta si raggiunge la vetta del Monte Vioz ore 3.30. Proseguendo a sx ci si abbassa sul nevaio per poi risalire al Monte Linke 3630 ore 3.45. Discesa stesso itinerario fino al Dosso dei Cembri e rientro con gli impianti ore 7 (ultima corsa ore 17)

Sulla cima del Linke abbiamo ricordato con una preghiera il nostro amico Gianni, morto prematuramente il due Luglio, RIP.

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Passo Blumone da Gaver 24/06/2015

Partiti dal rifugio Nikolajewka (1502 m), si sale il ripido sentiero 26, fino al Cassinello di Blumone (2099 m) e da qui a sx per il n° 27, ben segnato anche nel tratto di pietraia, che ci porta al passo Blumone (2633 m), in un bell’ambiente di verde e granito.

Dai grossi massi granitici del passo si apre la splendida vista del lago della Vacca, che si raggiunge facilmente percorrendo il sentiero n° 1 fino al rif. Tita Secchi (2362 m). Ritorno al punto di partenza col sentiero Antonioli n° 17.

Si sono percorsi circa 13 km in 5 ore e 45 minuti con un dislivello totale di 1200 m.

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Ferrata Minonzio e Zuccone Campelli 03/06/2015

Ennesima riconferma della bellezza delle Orobie, paesaggio roccioso di grande fascino e prati fioriti che ti riconciliano con la vita.

Partiti dal grande parcheggio degli impianti sopra Valtorta, rif. Il Trifoglio (1340 m), siamo risaliti per le piste da sci ai Piani di Bobbio (1652 m), vicino a una piccola costruzione sulla sinistra ci sono alcune indicazioni, quelle in giallo tracciano un sentiero che fra roccette e prati fioriti ci ha portati in vetta allo Zucco Barbesino (2152 m), poi lungo alcune creste al tratto attrezzato. Ora il paesaggio cambia completamente in un aspetto roccioso quasi dolomitico, la ferrata, ben concepita, non presenta eccessive difficoltà, ma è di grande suggestione per scorci e viste mozzafiato che offre. Raggiunta la vetta dello Zuccone Campelli (2159 m), per il ritorno siamo proseguiti lungo le creste, verso il rif. Cazzaniga, fino a incrociare il sentiero 101 delle Orobie, che in un paesaggio incantevole ci ha riportato ai Piani di Bobbio, passando dal Passo dei Mughi (2010 m) e da qui per le stesse piste al parcheggio.

Percorsi 13 km in 7 ore con 1032 m di dislivello totale.

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Monte Pagano 27/05/2015

E ci siamo ripresi il Monte Pagano. Dopo la rinuncia di Febbraio per neve instabile e nebbia, oggi una splendida giornata di “sbrèl” pagata con un po’ di vento gelido, ma siamo stati ben ripagati.

Partiti da Grano, frazione di Vezza d’Oglio, siamo saliti fino ai Pianacci per la strada in buona parte asfaltata, e con l’utimo tratto di sentiero 145 in vetta al Pagano.

Questa cima, anche se di facile conquista, è affascinante per il panorama, ma ancor più per l’imponente muro a secco circolare, trincea della grande guerra, perfettamente conservato, che la racchiude formando un forte che ci ricorda molto gli oppida fortificati dei popoli nordici.

Da qui siamo scesi proseguendo il 145 in direzione Mortirolo, fino al bivio col 145A che ritorna ai Pianacci a mezza costa, dove abbiamo proseguito attraversando una zona paludosa fuori tracciato, ritrovando più in basso il sentiero n° 3 del parco dello Stelvio fino al punto di partenza.

Percorsi 20 km in 6 ore e 30 con un dislivello totale di 1260 m.

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Monte Madonnino 2502 m 13/05/15

Parcheggiato in loc Bortolotti di Valgoglio, siamo risaliti per la strada asfaltata che costeggia la condotta idroelettrica, poi il sentiero 228 in un favoloso bosco di faggi, a sx all’incroco con la sterrata da sant’Antonio e poco dopo al cippo con la croce a dx sulla strada fino alle baite d’Agnone, da qui seguendo un’incerta traccia lungo la dorsale di costa d’Agnone, abbiamo raggiunto il monte Segnale di 2183 m e proseguendo in cresta si giunge facilmente in vetta al Madonnino, con pochi attraversamenti innevati, senza difficoltà.

Sia lungo la dorsale che in vetta si gode di un panorama molto bello, con le vicine vette dei monti Cabianca, Pradella e pizzo del Becco.

In 6 ore percorsi 15,5 km con 1450 m di dislivello.

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Bocchette di Valmassa 07/05/2015

Una gita che ne vale due, la rude bellezza del selvaggio paesaggio alpino e il commovente tuffo nella storia, percorrendo gli stessi passi dei nostri nonni cent’anni fa, lungo i camminamenti delle trincee splendidamente conservate, a tal proposito non nascondiamo un certo piacere egoistico riflettendo sulla immensa fortuna di aver vissuto tutta la nostra vita in tempo di pace al contrario di quei poveri ragazzi. Il sole e il cielo blu ci hanno accompagnato per tutto il tempo.

Partiti da Villa Dalegno poco dopo le otto, siamo risaliti per il sentiero 65 e poi a dx per il 3A e a sx per il 55 e ancora a sx per il 54 fino alle Bocchette, qui abbiamo effettuato un piccolo giro delle creste trovando altre trincee che presumiamo austriache, tornando nuovamente alle bocchette. Al ritorno abbiamo seguito il 54 fino alla malga Previsgai, procedendo sulla strada fino a riprendere il 55 per Villa Dalegno.

Percorsi 15,3 km in poco più di 6 ore con un dislivello di 1260 m

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